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Conservazione della Zerynthia polyxena

Posted by on 12, Apr, 2018 in Lepidotteri, news

Conservazione della Zerynthia polyxena

Lo stato del  “progetto” per un tentativo di conservazione della Zerynthia polyxena.

Non so se vi possa interessare ma questo “progetto”, virgolette più che dovute essendo un’iniziativa personale, sulla  Zerynthia polyxena è molto importante per me.

L’idea è nata nella tarda primavera del 2016 dopo aver osservato la specie Zerynthia polyxena ([Denis & Schiffermüller], 1775) conosciuta anche come Polissena, per cinque anni nei sui vari stadi.

Nonostante, ad oggi, le popolazioni di questa farfalla siano stabili e non ci sono evidenze di declino tali da valutare la specie a rischio di estinzione, ho ritenuto importante mantenere e se possibile incrementare il numero di esemplari .

In ogni caso in  Europa la  Zerynthia polyxena è protetta dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE (Allegato IV: specie di interesse comunitario che richiede protezione rigorosa) e dalla Convenzione di Berna (Allegato 2).

Il progetto  di massima prevede di attuare una sorta di conservazione prelevando le larve da zone potenzialmente a rischio a causa dello sfalcio meccanizzato negli stadi preimago, nutrirle e mantenerle protette per tutti gli stadi larvali e quello di pupa per poi reinserire gli adulti la primavera successiva.

La zona dei rilievi comprende una zona molto limitata in quanto trattasi dell’argine di contenimento lagunare compreso tra i Comuni di Latisana e Marano Lagunare.

La conformazione dell’argine è particolare in quanto le aree, calpestabile e verso terra sono soggette a sfalcio, mentre l’area rivolta verso la laguna rimane allo stato naturale.

Area di recupero bruchi Zerynthia

Sezione dell’area di recupero bruchi

La presenza della farfalla è stata rilevata lungo l’argine per circa 1,5 km, partendo dalla Località di Aprilia Marittima (UD) fino a giungere all’idrovora di Pertegada (UD).

Le piante nutrici sono presenti  in buona quantità.

Nel primo anno si prevede il reinserimento nelle aree di prelievo per rilevare un effettivo incremento degli adulti visibili.

Se i risultati saranno buoni si valuta l’inserimento della specie in un’area protetta (Prati delle Pars – Teglio Veneto (VE)) dove è previsto il reimpianto della pianta nutrice, previo parere di esperti del settore.

Stato di attuazione del progetto anno 2017/2018

Il prelievo viene effettuato esclusivamente nelle aree indicate come “Zone di sfalcio con Aristolochia sp.” già dai primi stadi larvali, ma non a tappeto e a zone alterne. (periodo fine aprile –maggio)

E’ stata verificata la presenza nelle aree denominata “Presenza Aristolochia” di larve e uova della Z. polyxena e non ritenendo detta area zona a rischio non si è proceduto ad alcuna raccolta.

Le larve sono state allevate, in appositi contenitori , con Aristolochia rotunda e Aristolochia clematitis.

Entrambe le piante sono state utilizzate per nutrirsi anche se non sempre  la A. clematitis viene accreditata come pianta nutrice.

Le piante sono state somministrate insieme e non c’è stata un effettiva preferenza da parte delle larve.

Miniserra per allevamento bruchi stadi avanzati.

Miniserra per allevamento bruchi stadi avanzati.

Nella foto i contenitori per i vari stadi dei bruchi, in questo momento la pianta nutrice era solo Aristolochia rotunda.

Il contenitore fornisce un certo grado di protezione contro eventuali predatori e/o parassiti.

41 bruchi sono stati raccolti, come detto nei vari stadi.

Gli incrisalidamenti hanno incominciato a verificarsi intorno alla fine di maggio nel giro di circa 10 giorni si sono sviluppate tra le 25 e le 28 crisalidi.

Le stesse sono state lasciate all’aperto in zona relativamente protetta da intemperie e temperature troppo rigide (portico coperto dal vento).

Durante l’estate almeno tre crisalidi ma forse qualcuna in più hanno avuto evidenti segni di parassitismo, altre due sono diventate completamente nere e tre hanno subito una sorta di disidratazione anomala e non credo che riusciranno a sviluppare l’imago.

Il giorno 3 aprile è uscito il primo esemplare, un maschio. Nei giorni successivi altri dodici adulti 6 maschi 12 femmine di cui con ali di un lato atrofiche, con l’ultimo esemplare uscito il giorno 11 aprile.  (totale 13 femmine 6 maschi)

Su 19 farfalle 16 sono nate del ore 7.00 alle ore 10.00 e  3 dalle ore 20.30 alle ore 22.00

Tutti gli adulti sono stati liberati nella zona del prelievo dei bruchi nell’arco delle dodici ore successive alla nascita.

 


 

Al prossimo articolo.

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Farfalle e falene della pianura Friulano-Veneta

Bio  GDoremi