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Il bluff degli animali e degli insetti – parte 2^

Posted by on 7, Ott, 2017 in news, Senza categoria

Il bluff degli animali e degli insetti – parte 2^

Anche gli animali simulano. Fanno gli attori per ingannare predatori e intrusi. E per ottenere un vantaggio riproduttivo. Perché il bluff, un gioco?  No, un risultato raffinato dell’evoluzione.

Seconda parte dell’articolo di Marco Aversano.

Gli studiosi hanno descritto una forma speciale di mimetismo, che si caratterizza non per la scarsa visibilità di un individuo rispetto allo sfondo naturale in cui si muove ma, al contrario, per la somiglianza di una specie commestibile o non pericolosa con una altra specie, pericolosa o indigesta. In questo caso, detto di mimetismo “batesiano” dal nome del suo scopritore, il naturalista Henry Bates, un animale può ingannare un predatore mostrando visibilmente caratteri morfologici di una specie totalmente differente ma più pericolosa, così da dissuadere il predatore dall’attaccare.

Bembecia ichneumoniformis - © Gianluca Doremi - bluff

Esempio di mimetismo batesiano – Una falena che imita un imenottero “pericoloso” -Bembecia ichneumoniformis – © Gianluca Doremi

Ad esempio, esiste un bruco (Leucorhampha ornatus) molto abile in questa simulazione il quale, quando viene disturbato da un uccello intenzionato a mangiarlo, gonfia l’addome assumendo una forma triangolare simile alla testa di un serpente dove, per giunta, due macchie sembrano occhi, e si agita colpendo l’uccello che lo ha disturbato (Wickler, 1968). L’effetto di questa simulazione è spesso quello di far fuggire il predatore come se si trovasse davanti ad un serpente vero!

Il parassitismo di cova è un altro esempio popolare di simulazione nel mondo animale. Tutti conosciamo l’abitudine della femmina di cuculo (Cuculus canorus) di deporre le uova nel nido di uccelli di altre specie (Wickler, 1968), generalmente di dimensioni inferiori, e diventa spontaneo chiedersi come faccia l’uccello parassitato a non accorgersi dell’intruso e a nutrirlo così come fosse un piccolo proprio. Ebbene, il piccolo parassita sopravvive innanzitutto perché è più precoce nell’uscire dall’uovo rispetto ai piccoli ospiti, e quindi riesce a spingere fuori dal nido le altre uova rimanendo così l’unico destinatario delle cure parentali dei genitori adottivi.

Ma, cosa più importante, il cuculo sfrutta a proprio vantaggio la risposta meccanica di nutrizione evocata nei genitori adottivi da una qualunque cosa che, in un nido, pigoli rumorosamente e spalanchi prontamente il becco non appena gli adulti rientrano da un viaggio di foraggiamento. Cioè, il giovane cuculo emette degli stimoli supernormali, ovvero segnali generici ma più cospicui ed intensi di quelli normalmente emessi dai figli legittimi della specie parassitata, che elicitano ipso facto l’attenta risposta di accudimento da parte dei genitori, i quali non mostrano di accorgersi minimamente della pur evidente differenza tra il giovane cuculo ed i piccoli propri.

Allo stesso modo, anche alcuni coleotteri (Atemeles pubicollis) depongono le uova in nidi di altre specie come, ad esempio, formicai di Formica polictena. Le giovani larve parassite non vengono individuate ed uccise dalle formiche F. polictena perché producono un segnale chimico (un feromone) simile a quello che elicita le cure parentali da parte delle formiche, le quali nutrono le larve di coleottero come fossero le proprie (Hîlldobler, 1971). Anche da adulti, i coleotteri A. pubicollis continuano a simulare il comportamento dei propri ospiti, imitando efficacemente il comportamento di richiesta del cibo che le formiche operaie attuano con le zampe anteriori.

Simulazione comportamentale: l’inganno

In questa categoria di simulazione, gli animali non ricorrono ad espedienti fisici per ingannare il sistema percettivo del ricevente, ma imitano il comportamento di un’altra specie oppure si comportano come se la realtà percepita dal ricevente fosse diversa da quella che è.

Ad esempio, in natura esistono diverse specie di lucciole che si distinguono, tra le altre cose, per il ritmo del lampeggiamento notturno con cui gli individui maschi e femmine di ciascuna specie si riconoscono per l’accoppiamento. Di solito il codice di segnalazione specie-specifico viene prodotto e riconosciuto soltanto dagli individui che appartengono a quella data specie. Tuttavia, esiste una di specie di lucciole, del genere Photuris, le cui femmine riescono a riprodurre correttamente il codice luminoso dei maschi di ben tre specie del genere Photinus: capita così che queste femmine lampeggino con il codice dei maschi delle specie Photinus in modo da avvicinarli e mangiarli (Lloyd, 1986). In altre parole, le femmine di Photuris attuano una duplice simulazione che consiste, da un lato, nell’applicare in un contesto predatorio un modulo comportamentale in sé finalizzato alla riproduzione e, dall’altro, nel fare ciò imitando il codice comunicativo di un’altra specie.

Bioluminescenza femmina di lucciola, bluff

Bioluminescenza femmina di lucciola – Gianluca Doremi

Un’altra serie di casi in cui è stata dimostrata l’esistenza di individui “segnalatori disonesti” è quella dei gruppi sociali di foraggiamento. Questi gruppi di animali, che possono essere composti anche di individui di specie diverse, delegano a qualche elemento del gruppo la funzione di avvistatore di predatori, cosicché questo individuo possa emettere segnali di allarme e indurre gli altri alla fuga. Tuttavia, in alcune specie, questi segnalatori si dimostrano un po’ troppo zelanti, e tendono ad emettere il richiamo di allarme anche in assenza di qualsiasi predatore. Perché fanno ciò? Probabilmente per assicurarsi qualche vantaggio alimentare. Ad esempio le averle, quando foraggiano in gruppo con altri uccelli, tendono più facilmente ad emettere un richiamo d’allarme rispetto a quando foraggiano da sole. Gli etologi (Munn, 1986) si spiegano questa tendenza alla simulazione come una strategia per procurarsi il cibo abbandonato dai concorrenti nella fuga, ed è comprensibile anche perché gli altri uccelli siano disposti a farsi ingannare dalle averle: ovviamente, nell’evitare i predatori, è molto più sicuro fuggire più spesso del necessario che trascurare un allarme che potrebbe essere fatale.

CONTINUA

A lunedì per la fine dell’articolo.

Bio GDOREMI

 





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