Crea sito

La formica vampiro

Posted by on 14, Set, 2017 in Altri insetti, news

La formica vampiro

Imprigionata nell’ambra, scoperta una specie di formica sconosciuta finora,  aveva fauci acuminate per forare le prede che scattavano verso l’alto intrappolando la preda e succhiandone l’emolinfa, da questo aspetto è stata detta “formica vampiro”.

La paleoentologia, soprattutto con i dinosauri, credo abbia affascinato moltissimi bambini, ma la paloentomologia credo sia una branca decisamente meno conosciuta, e ad essa appartiene la formica vampiro.

Apparso in questi giorni in parecchi giornali online vi propongo quello pubblicato da MATTEO MARINI , sulle pagine virtuali del sito de “La Rapubblica”, buona lettura.

Nuova specie, ora estinta, scoperta in una goccia d’ambra in Myanmar. È vissuta 98 milioni di anni fa. A differenza delle formiche odierne, che non discendono da questa, le sue mandibole scattavano verso l’alto intrappolando la preda e succhiandone il sangue.

IL “VAMPIRO” è stato fermato, congelato nell’attimo di cibarsi della sua preda, avvolto da una goccia di resina 98 milioni di anni fa. L’ambra, che intrappola e conserva esseri viventi dal passato remoto del nostro pianeta, ha restituito un altro esemplare di specie con dettagli affascinanti e inquietanti. Mandibole implacabili, pasti di sangue e un unicorno di metallo: un incubo lungo pochi centimetri. Si tratta di una formica, una nuova specie scoperta in Myanmar e vissuta circa 98 milioni di anni fa. Ora è estinta ma la sua ‘dieta’, e alcune sue caratteristiche, tra cui il sistema di cattura delle prede, fanno impallidire le sue cugine moderne, anche le più spietate. I ricercatori l’hanno battezzata “Linguamyrmex vladi“, in onore del principe di Valacchia al quale Bram Stokersi è ispirato per creare il personaggio del vampiro.

Profile view of a Linguamyrmex vladi worker head. Holotype specimen AMNH-BUPH01, Paleontology Department of the American Museum of Natural History, United States Burmese amber, Earliest Cenomanian; Kachin State, Myanmar

Profile view of a Linguamyrmex vladi worker head. Holotype specimen AMNH-BUPH01, Paleontology Department of the American Museum of Natural History, United States Burmese amber, Earliest Cenomanian; Kachin State, Myanmar

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Systematic Enthomology da un team del New Jersey Institute of technology guidato dal professor Phillip Barden, infatti, la “Linguamyrmex vladi” si cibava del sangue (più precisamente la emolinfa) degli insetti sue prede che cadevano tra le sue fauci. E proprio una di queste prede, una larva di coleottero, sembra essere stata preservata fino a noi all’interno della stessa goccia di ambra. Forse era la prossima portata del suo menu, che stava per cadere vittima delle sue tenaglie.

L’anatomia di questa formica la distingue da qualsiasi altra specie moderna e secondo gli entomologi non possono essere considerate loro antenate, perché si sono estinte troppo presto. Le haidomyrmecine, vissero nel Cretaceo e sono conosciute in inglese come “hell ants” (formiche dell’inferno) per il loro aspetto feroce. “Vladi” però sembra di gran lunga la più temibile, non solo per le sue abitudini alimentari.

Closeup view of a Linguamyrmex vladi worker head. Holotype specimen AMNH-BUPH01, Paleontology Department of the American Museum of Natural History, United States Burmese amber, Earliest Cenomanian; Kachin State, Myanmar

Closeup view of a Linguamyrmex vladi worker head. Holotype specimen AMNH-BUPH01, Paleontology Department of the American Museum of Natural History, United States Burmese amber, Earliest Cenomanian; Kachin State, Myanmar

A differenza delle formiche odierne, che hanno le mandibole rivolte verso il basso e si chiudono come tenaglie, queste scattavano verso l’alto una volta che la preda fosse entrata in contatto con dei recettori, una specie di peluria, che le circondavano. Le fauci intrappolavano così l’animale chiudendolo in una morsa con il corno posto sul capo, formando una specie di imbuto che raccoglieva il sangue della preda, ormai spacciata.

Ma non è tutto, dalla scansione ai raggi X, infatti, sembra che il suo corno fosse rinforzato con metallo: calcio, zinco, manganese e ferro (forse rubato alle stesse prede). Non una caratteristica innata ma una ‘praticà comune anche ad altri insetti, di irrobustire con questo sistema le parti più sollecitate durante l’attacco.

Dall’ambra della valle di Hukawng, nel nord dello stato, e dagli altri siti del Paese gli studiosi si attendono comunque di trovare altri preziosi fotogrammi di caccia di questa formica. Si tratta infatti di una zona che ha già restituito moltissimi esemplari più diversi da epoche passate: dai fiori, ai dinosauri agli uccelli, conservati nella resina fossile delle antiche foreste.

 

Come citato nell’articolo nello stato del Myanmar vengono fatti spesso ritrovamenti di “nuove specie” ed anche in questo blog ne abbiamo già parlato, se volete approfondire leggete l’articolo: LA FORMICA UNICORNO

Al prossimo articolo.

Bio GDOREMI