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Il rapporto tra temperatura e biodiversità

Posted by on 20, Set, 2017 in Altri insetti, Aracnidi, Lepidotteri, news

Il rapporto tra temperatura e biodiversità

La temperatura sarebbe il fattore cruciale per la variabilità delle specie (biodiversità) in un determinato habitat.

La biodiversità è un argomento di cui si parla molto ed ha ovviamente validità per tutti gli ordini, animali e vegetali.

Di conseguenza questa articolo tratto da “Le Scienze” ha  valenza anche per il mondo degli artropodi.

Il rapporto tra la variabilità delle specie in un determinato habitat in relazione alla temperatura,  è il risultato di uno studio effettuato in Tanzania, in una regione compresa tra savana e pendici del monte Kilimangiaro, che spiega come mai nelle regioni tropicali si trova un numero di specie maggiore rispetto alle altre aree del pianeta.

Vi lascio alla lettura.

Perché le regioni tropicali ospitano più specie vegetali e animali rispetto ad altre regioni della Terra?

Da lungo tempo la comunità scientifica cerca una risposta a quella che, secondo un articolo pubblicato una decina di anni fa da “Science”, è una delle 25 più importanti questioni scientifiche ancora senza soluzione.

Ora uno studio pubblicato su “Nature Communications” da Marcell Peters dell’Università di Würzburg, in Germania, e colleghi ha contribuito a chiarire il problema, dimostrando che il fattore determinante è la temperatura. Più precisamente: quanto più fa caldo in un determinato habitat, tanto più aumenta la biodiversità di quell’habitat.

Quel fecondo rapporto tra caldo e biodiversità

Le pendici del Kilimangiaro, dove si è svolto lo studio, sono l’ideale per gli studi di ecologia perché ospitano una grande varietà di habitat diversi (Credit: Anna Kühnel)

 

Il ruolo della temperatura riguardava un’ipotesi in circolazione già da tempo tra gli ecologi, in contrapposizione a un’altra ipotesi, secondo cui l’elemento decisivo per il numero di specie che vivono in un habitat sarebbe la produttività primaria, cioè la velocità di produzione di composti organici a partire da anidride carbonica ed energia solare, principalmente grazie alla fotosintesi clorofilliana.

La controversia

Fino a oggi la controversia tra le due posizioni è stata alimentata dal fatto che le ricerche effettuate sul campo di solito era concentrate su gruppi di specie selezionati. Gli studi consideravano cioè solo uccelli, oppure api e formiche, o felci, analizzando la loro diversità in specifiche regioni del mondo, per esempio in Nord America o in Europa. Altri studi, infine, hanno considerato solo il numero di specie alle diverse quote nelle regioni montuose, per esempio le Alpi.

Peters e colleghi hanno considerato una vasta regione della Tanzania, in Africa orientale, con un habitat molto differenziato, che va dalla savana alle pendicidel monte Kilimangiaro, passando quindi da una quota di circa 900 metri fino alla quota massima di 4550 metri. Nella regione considerata, i ricercatori hanno condotto un dettagliato censimento delle specie appartenenti a otto gruppi tassonomici di piante (tra cui conifere, magnoliidae, rosidae, asteridi) e 17 gruppi di animali, tra cui insetti (formiche, termiti, api, vespe e farfalle), anfibi, rettili, uccelli e mammiferi.

Allo stesso tempo, Peters e colleghi hanno raccolto numerosi dati ambientali per poter stimare la produttività primaria, e le temperature zona per zona nei diversi momenti della giornata. L’analisi statistica dei dati raccolti ha infine rivelato che la biodiversità nelle popolazioni di piante e animali è determinata principalmente dalla temperatura.

“Più si allarga l’insieme di piante e animali analizzati in parallelo, più assume significato la temperatura come fattore predittivo della biodiversità, mentre l’importanza delle altre variabili diminuisce in proporzione”, ha spiegato Peters.

 

Al prossimo articolo.

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