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Utravioletti e ragni

Posted by on 18, Ott, 2018 in Aracnidi, news

Utravioletti e ragni

I ragni saltatori hanno occhi particolarmente complessi e una vista acuta, e l’occhio principale è dotato di fotorecettori sensibili agli UV-A, ma non si sa ancora come possano rilevare gli UV-B

Interessante articolo pubblicato su  “Le Scienze”  che tratta del rapporto dei ragni con gli ultravioletti.

Le femmine di alcuni ragni sono attratte per l’accoppiamento dai maschi che riflettono i raggi ultravioletti B, la scoperta – che testimonia per la prima volta l’uso dei raggi UV-B come strumento di comunicazione fra i membri di una specie – è stata fatta da alcuni ricercatori della National University of Singapore, che la illustrano in un articolo su “Current Biology“.

In una serie di esperimenti sui rituali di accoppiamento dei ragni, Daiqin Li e collaboratori si sono infatti accorti che le femmine di Phintella vittata, un aracnide dei Salticidi, noti anche come ragni saltatori, preferiscono i maschi che riflettono i raggi UV-B rispetto a quelli che non lo fanno. Essi hanno escluso che la scelta dipendesse dalla brillantezza generale dell’animale o dalla sua capacità di riflettere gli UV-A.

Ragno saltatore

Ragno saltatore

La gamma UV

Diversi artropodi e vertebrati dispongono di strutture del corpo in grado di riflettere i raggi ultravioletti e di fotopigmenti a essi sensibili, ma finora gli studi si erano limitati a considerare la regione spettrale degli UV-A, che fa parte di quella visibile per diverse specie.

“Da molto tempo si sa che su un’ampia gamma di organismi viventi i raggi UV-B hanno un effetto dannoso, a partire dai tumori della pelle e dai danni retinici che possono produrre in tutti i mammiferi”, ha spiegato Daiqin Li. “Per questo si riteneva generalmente che gli animali fossero incapaci di percepire le lunghezze d’onda potenzialmente dannose degli UV-B.”

I ragni saltatori hanno occhi particolarmente complessi e una vista acuta, e l’occhio principale è dotato di fotorecettori sensibili agli UV-A; ma resta ancora poco chiaro come possano rilevare gli UV-B, dato che l’assorbanza delle proteine in quella parte dello spettro dovrebbe impedirne la visione.

Secondo Li, le ipotesi finora fatte sugli UV-B “hanno ritardato e scoraggiato la ricerca sul significato adattativo degli UV-B e della loro visione nella comunicazione animale. Il nostro studio è il primo a esplorare questa possibilità”.

 


Al prossimo articolo.

 

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