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La mosca e la relatività del tempo

Posted by on 28, Set, 2017 in Altri insetti, news

La mosca e la relatività del tempo

La difficoltà nell’acchiappare o uccidere una mosca è oramai nota, ma perché è così ? La mosca ha una percezione del tempo diversa dalla nostra: il mondo le appare come un video al rallentatore.

Come spesso accade gli articoli che vi propongo, vengono promossi da situazioni contingenti.

Credo che in questi giorni in cui l’aria è più fresca qualche mosca sia entrata  nelle case di molti di noi, e se per caso, la mattina, una lama di luce è visibile nella camera ci troveremo ad avere la “sveglia ronzante”.

In questo frangente ci rendiamo conto di quanto sia difficile fermare una mosca.

Per affrontare l’argomento vi propongo un’articolo, di ieri, di GIULIANA ROTONDI.

Nove volte su dieci, proprio quando siamo ormai convinti che abbia i secondi contati, la mosca vola via sotto il nostro naso: qual è il superpotere che le permette quasi sempre di mettersi in salvo? La risposta potrebbe sembrare scontata: la mosca è più veloce

Eppure le cose non stanno così: questo insetto percepisce il tempo diversamente e si muove in un mondo che per noi potrebbe essere quello di un video al rallentatore. Gli impulsi di luce giungono al suo cervello con una frequenza elevatissima, 250 flash al secondo (contro i nostri 60 al secondo). Così, per quanto il nostro movimento possa sembrarci veloce, alla mosca risulterà simile a una sequenza in slow motion e troverà il modo di mettersi in salvo (a meno che i suoi organi di senso o di volo non siano danneggiati).

Perché le mosche si posano sul cibo che abbiamo davanti? È il loro modo di assaggiarlo: nelle mosche, la sede del gusto risiede nelle zampe.  - © Gianluca Doremi

Perché le mosche si posano sul cibo che abbiamo davanti? È il loro modo di assaggiarlo: nelle mosche, la sede del gusto risiede nelle zampe.  – © Gianluca Doremi

LA RICERCA.

In generale, negli insetti, più piccola è la specie, più è alta la velocità di ricezione delle immagini. Roger Hardie (Università di Cambridge ha condotto alcuni esperimenti, raccontati dalla BBC in un recente documentario, per studiare il funzionamento degli occhi delle mosche e ha analizzato la velocità in cui le immagini sono elaborate dal loro cervello. Per farlo ha inserito piccoli elettrodi di vetro (fibre ottiche) nei fotorecettori delle mosche, poi ha fatto lampeggiare delle luci a LED sempre più velocemente. Ogni lampo produceva una leggera scossa nei fotorecettori che un computer ha registrato. I test hanno dimostrato che questi insetti arrivavano a elaborare, ogni secondo, fino a sei volte il numero di segnali ottici che possiamo elaborare noi.

Particolare dell'occhio di una mosca - © Gianluca Doremi

Particolare dell’occhio di una mosca – © Gianluca Doremi

 

UN SECOLO DI STUDI.

Gli studi per capire che cosa (e come) vedono le mosche non sono una novità, con i primi che risalgono alla fine degli anni Venti del Novecento. Fino a quel momento si riteneva che la vista degli insetti fosse molto approssimativa, oggi sappiamo invece che è di gran lunga superiore alla nostra.

Per la vista, la mosca dispone di due organi: gli occhi propriamente detti (composti) e gli ocelli. Gli occhi sono formati da un numero variabile di ommatidi di forma esagonale: ogni ommatidio copre uno spicchio del campo visivo globale (360 gradi). L’immagine percepita dall’insetto è perciò a mosaico, e la sua definizione sarà tanto maggiore quanto più è alto il numero degli ommatidi: le mosche ne hanno quattromila, le farfalle da 12 a 17.000, le libellule 28 mila… (ma anche molti di più ndr.).

 

Al prossimo articolo.

Bio GDOREMI