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Si ricomincia, Zerynthia polyxena

Posted by on 3, Mag, 2018 in Lepidotteri, news

Si ricomincia, Zerynthia polyxena

Ricomincia il progetto di “salvataggio”  e ripopolamento della Zerynthia polyxena

Ricordo che la Zerynthia polyxena è una farfalla protetta a livello europeo dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE (Allegato IV: specie di interesse comunitario che richiede protezione rigorosa) e dalla Convenzione di Berna (Allegato 2), e che i bruchi sono stati  raccolti in quanto in breve tempo la zona in cui sono stati rinvenuti è soggetta a taglio meccanizzato, e che  molto probabilmente sarebbero morti.

Il mio scopo è quello di poterli portare a completo sviluppo e libero sfarfallamento al fine di incrementare, ed eventualmente ripopolare, altre zone oltre a quella di ritrovamento.

Ripartiamo da un articolo della primavera 2017

La genesi

In questi giorni nel mio peregrinare fra prati e argini, sono ritornato  nella zona che frequento con una certa assiduità nel periodo compreso tra aprile e fine maggio.

Il perché di questo mio ritornare in questa zona è dovuto alla presenza, nei periodi che vi ho indicato sopra, della Zerynthia polyxena.

Quest’anno, a causa del caldo precoce anche la presenza di questa bellissima farfalla è risultata anticipata, ed in questo periodo dalle mie parti gli adulti non sono più visibili.

Credo che molti di voi conoscano già le peculiarità di questo lepidottero,  ma in ogni caso vi faccio un piccolo ripasso.

La Zerynthia polyxena è farfalla di grandi dimensioni può raggiungere un’apertura alare di 60-80 mm.

Le femmine hanno le ali leggermente più grandi, e di solito di colore più chiaro rispetto ai maschi.

Zerynthia polyxena - © Gianluca Doremi

Zerynthia polyxena – © Gianluca Doremi

Il colore di base delle ali è di colore giallo pallido, quasi bianco, con un motivo complesso di numerose bande e macchie nere.

Le ali anteriori presentano una piccola macchia rossa in area radiale. Sui bordi delle ali posteriori hanno una serie di lunule rosse e punti blu di avvertimento al fine scoraggiare i potenziali predatori (colorazione aposematica).

Ed è proprio la colorazione aposematica, la parte importante, perché? Ed è un reale aposematismo.

Aposematismo

Per chi non lo sapesse è il fenomeno per cui certi animali assumono colorazioni (dette appunto colorazioni aposematiche ) e disegni vistosi allo scopo di avvertire i predatori del loro sapore disgustoso o della nocività delle loro carni (come ad esempio api e vespe). Poi ci sono gli animali che imitano queste colorazioni ma che non sono ne pericolosi ne nocivi se predati, come molti ditteri che imitano le api e le vespe.

Rispondo ora alla seconda domanda relativa all’aposematismo della Zerynthia polyxena: Sì è una forma reale di aposematismo.

Ed è qui che abbiamo la particolarità di questa farfalla.

Il bruco stesso ha una colorazione vistosa, inizialmente è nero ma successivamente diventa grigio con tubercoli di colore arancio intenso con punte nere (le punte nere sono assenti o appena accennate nella Z. cassandra).

Fra il secondo e terzo stadio larvale la colorazione lo fa assomigliare all’estremità della pianta nutrice più utilizzata la A. rotunda.

Esso si nutre di piante della famiglia delle Aristolochie, piante notoriamente tossiche, di cui assimila le tossine diventando quindi immangiabile.

Zerynthia polyxena bruco - © Gianluca Doremi

Zerynthia polyxena bruco – © Gianluca Doremi

In fase di trasformazione le tossine assimilate dal bruco vengono trasmesse all’adulto che ha appunto una colorazione aposematica.

Riprendiamo il discorso iniziale

La particolarità ve la ho descritta, ma l’articolo non finisce qui, anzi è solo all’inizio, (non è proprio così).

Vi stavo parlando del mio peregrinare nella zona di questa farfalla, non con la speranza di incontrarla, ma solo perché è un ottima zona.

Stiamo parlando di un argine che fa da perimetro alla Laguna di Marano di cui ho già parlato in video, che dal lato verso laguna viene lasciato incolto ma che verso l’interno viene sfalciato periodicamente per produrre fieno, ed è quello che sta avvenendo in questi giorni.

Le piante di Aristolochia sono presenti su entrambi i lati dell’argine e non è che le farfalle sanno dove l’erba viene tagliata e dove no.

Camminando lungo la strada bianca che costeggia l’argine ho notato piante di aristolochia con le punte “mangiate” in piena zona di taglio, mi sono avvicinato ed ho visto dei piccolissimi bruchi neri.

Sì sono bruchi Z. Polyxena a quel punto ho tagliato la pianta con le forbici che ho sempre nello zaino e, tolti gli occhiali dalla custodia, ho riposto la pianta con i bruchi nella custodia stessa.

La stessa scena si è ripetuta per un paio di volte.

Oggi quella zona di argine e tagliata e pronta alla raccolta del fieno, io invece mi trovo con 9 bruchi di Z. polyxena da sfamare.

Ogni Blog che si rispetti riferisce sulla vita o su cosa combina chi scrive, bene in questo caso vi terrò aggiornati sui progressi dell’allevamento di questi bruchi, che spero di aver tolto dalla bocca di qualche mucca.

Vi lascio con un paio di foto dei più piccoli e del loro attuale stato.

Zerynthia polyxena bruco primo stadio - © Gianluca Doremi

Zerynthia polyxena bruco primo stadio – © Gianluca Doremi

Zerynthia polyxena bruco primo stadio - © Gianluca Doremi

Zerynthia polyxena bruco primo stadio – © Gianluca Doremi

2018

Qui si chiudeva l’articolo dell’anno passato (a dir la verità lo ho un pelino aggiornato), ora si ricomincia e devo dire che i risultati del progetto si stanno facendo vedere.

Uova e larve sono nettamente aumentati di numero, e ovviamente anche gli esemplari adulti erano più numerosi (l’immissione di 19 esemplari ha dato i suoi frutti ).

Quindi il progetto va avanti, finalmente ho scoperto un sistema per far vivere più a lungo le foglie tagliate di A. rotunda, quindi il lavoro per mantenerli in vita sarà meno intenso.

Il principio di raccolta rimane invariato rispetto al progetto visibile qui: Link (quest’anno devo procurarmi un’altra serra).

Nulla di nuovo insomma ma solo il fatto che… si ricomincia.

 


 

Al prossimo articolo.

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Farfalle e falene della pianura Friulano-Veneta

Bio  GDoremi